Durante una nuvolosa giornata estiva ho visitato, con la mia famiglia, un’esposizione temporanea allestita dall’11 Marzo al 19 Novembre al MuSa di Salò. Come avrete letto dal titolo, si tratta del Museo della Follia, curato da Vittorio Sgarbi.
In breve la si potrebbe definire una mostra di opere d’arte legata alla pazzia, dei soggetti o degli autori, ma in realtà è molto di più: un punto di partenza per una riflessione sull’attuale e sul passato, una finestra su un mondo sconosciuto e troppe volte denigrato.

In giro per la città l’evento è molto pubblicizzato, tramite cartelloni e insegne pubblicitarie, e lungo il lago è presente una sorta di ‘teaser’. Esso consiste in un grosso container completamente nero, dove è possibile accedere gratuitamente e all’interno sono presenti oggetti che si attivano con una fotocellula: tra essi troviamo un uccello in gabbia con il viso di un uomo, una bambola appartenuta ad una paziente psichiatrica, un tavolino apparecchiato con un piatto di cibo malandato vicino all’immagine della mensa di un manicomio e un orologio senza lancette, accompagnato da una famosa frase di Schopenhauer (“Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata, persino chi è al corrente che solo il suo orologio segna l’ora giusta.”). Il tutto è molto cupo e inquietante, quasi disgusta, e onestamente credo che non rispecchi veramente il museo in sé, elegante e raffinato, però incuriosisce molto, ed è questo il vero obiettivo del ‘teaser’.

Ma ora parliamo del Museo, composto da diverse stanze, alcune dedicate alle opere d’arte (più di 200), altre invece mostrano oggetti e foto rubate da manicomi.
All’entrata una scritta illuminata avverte il visitatore che non vi è un vero percorso da seguire, sotto di essa si trova il comodino di Alda Merini

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Nella prima stanza, tra i diversi ritratti, spicca l’autoritratto di Antonio Mancini, artista originario di Roma, che per un periodo della sua vita ha vissuto nel Manicomio Provinciale di Napoli, a causa di allucinazioni e crisi d’angoscia.

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La seconda stanza è dominata da due opere di Francis Bacon, un autore messo a dura prova dal destino: ripudiato dal padre perché omosessuale, sopravvissuto al suicidio di due suoi storici fidanzati e ad una vita sregolata, fatta di sesso e alcol. Tutto il suo malessere interiore lo ha proiettato nelle sue opere, dinamiche e inquietanti. Le seguenti rappresentano due omosessuali, mentre qualche stanza più in là ospita i ritratti di Van Gogh, artista maledetto che ha affascinato l’autore.

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Un’intera stanza è dedicata alle opere di Ligabue. L’artista ebbe un’esistenza travagliata: sopravvissuto alla morte della madre e dei suoi tre fratelli, da pre-adolescente viene trasferito in diverse famiglie adottive, a scuola manifesta problemi d’apprendimento e spesso assume una cattiva condotta. Da adulto viene ricoverato in ospedali psichiatrici ben tre volte: la prima dopo una violenta crisi nervosa, la seconda a causa di atti di autolesionismo e la terza in seguito ad una rissa con un soldato.

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Si trovano poi alcune stanze dove sono presenti alcuni oggetti di vita quotidiana all’interno di un ospedale psichiatrico: dei diari tenuti da infermiere, delle camicie, un bisturi…

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Alla fine di una di queste stanze è presente la proiezione di un documentario sulla situazione attuale degli ospedali psichiatrici giudiziari (abbreviato OPG), in particolari quelli di Aversa, Reggio Emilia e Barcellona Pozzo di Gotto. Viene offerto uno spaccato su di un mondo che buona parte di noi ignora, e sui problemi che lo attanagliano: igiene precario e ambienti insalubri, disorganizzazione, pene senza fine, solitudine e angoscia. Le immagini che offre il video sono molto forti e fanno parecchio riflettere.

Nelle stanze successive si trova un dipinto tanto atteso e tanto discusso, nel suo primo debutto nel mondo delle esposizioni, l’opera di Adolf Hitler. Hitler aveva confidato all’ambasciatore britannico Neville Henderson: “Io sono un artista e non un politico. Una volta che la questione polacca sarà risolta, voglio finire la mia vita come un artista”.

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Una delle ultime stanze ospita delle foto e alcune delle opere compiute nei 18 anni di reclusione di Carlo Zinelli, uno dei più grandi autori di Art Brut, malato di schizofrenia. Per chi non lo sapesse, l’Art Brut è un concetto che indica l’insieme di produzioni artistiche realizzate da pazienti psichiatrici, che non seguono norme estetiche convenzionali.

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Il museo termina con una cosa molto suggestiva: in una camera illuminata da luce fredda sono esposte delle immagini che raffigurano pazienti psichiatrici, ritrovate in alcuni manicomi; al centro della stanza vi è una scultura che ha come soggetto Bill Evans, o meglio, una sorta di corpo mummificato del musicista (forse una delle cose più inquietanti di tutto il Museo).

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Rivisiterei questo museo altre cento volte senza mai stancarmi, poiché tratta di un argomento molto interessante e a me caro.
La cosa più toccante credo sia una lettera disperata mai arrivata a destinazione, di un paziente del manicomio di Palermo, probabilmente internato con l’inganno, che chiede alla sorella quando andrà a prenderlo, e le racconta che riserba un nuovo abito per quel momento.

PREZZI E ALTRE INFORMAZIONI:
Il biglietto comprende anche il museo permanente di Salò (Storia della Città, Museo Nastro Azzurro sulle due guerre, Museo su Benito Mussolini e Pinacoteca), anch’esso molto bello e interessante.
I prezzi variano: ridotto 7.00 euro, intero 14.00 euro e riduzione studenti universitari 11.00 euro; se siete una famiglia, gli adulti pagano 11.00 euro e i bambini 7.00 euro. Nel prezzo è inclusa l’audioguida del Museo della Follia (vi consiglio di portarvi delle vostre cuffiette).
Il museo è aperto tutti i giorni, escluso il lunedì.
All’interno museo è possibile scattare delle foto, senza flash.

 

 


4 commenti

fioridiprezzemolo · ottobre 5, 2017 alle 8:35 pm

Bellissimo!

kitchenclue · ottobre 10, 2017 alle 9:22 am

Non conoscevo questo museo. Grazie per l’interessante scoperta!

Scatti di Salò | Smile and travel · ottobre 12, 2017 alle 10:42 am

[…] meteo-sismico Pio Bettoni di Salò. Fino a Novembre inoltre è possibile ammirare il Museo della Follia, curato da Vittorio Sgarbi. (Se cliccate sul nome sarete rimandati al post dedicato a questa […]

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