Un weekend a Londra

In occasione del diciottesimo compleanno di mio fratello, Daniele, gli ho regalato un weekend insieme nella capitale inglese, che entrambi non avevamo ancora visitato.
Per quanto riguarda l’organizzazione, ostello e voli, ho prenotato tutto tramite l’app di Volagratis, comodissima, poichè in pochi minuti mi ha dato la possibilità di scegliere tutto per la mini-vacanza. Ve la consiglio, è veramente semplice da usare e vi dà la possibilità di modificare dei pacchetti “base” da lei creata (in genere la soluzione più economica), a seconda delle vostre necessità: per esempio, ho cambiato il volo di ritorno, per riuscire a stare l’intera giornata di domenica a Londra, pagando ovviamente qualcosina in più, ma scegliendo tra tutte le compagnie che effettuano la tratta Londra-Milano Malpensa.

I tre giorni in Inghilterra li abbiamo passati sommariamente in questo modo: venerdì e domenica a Londra, sabato a Bletchley Park (vi racconterò di questa gita fuori città in un altro post).

Arrivati all’aeroporto di Gatwich, nel primo pomeriggio, tramite una sorta di monorotaia super veloce chiamata ‘shuttle’, sia stati catapultati nella parte sud dell’aeroporto dove c’è la stazione ferroviaria, che ci ha permesso di arrivare al certo della capitale, per poi dirigerci all’ostello per sistemare le nostre cose e partire all’esplorazione.
Londra è ben fornita per quanto riguarda i mezzi, molto efficienti e sempre puntuali (parlo di metro e treni, quelli che ho utilizzato io), l’unica pecca è il prezzo, veramente caro per i turisti e per chi è abituato ai prezzi italiani, degli esempi? Il prezzo di una corsa semplice sulla metro di Milano costa 1,50 euro, mentre la stessa cosa a Londra costa 4,90 sterline; il biglietto giornaliero a Milano costa 4,50 euro, a Londra 12,10 sterline. Sempre parlando di mezzi, ho provato per la prima volta Uber, e credetemi, è la scelta migliore, specie nelle sere durante il weekend, dove le stazioni delle metro abbondano di persone ubriache che girano a zonzo; la città è piena di macchine che offrono il servizio, che si presentano dove glielo indicate voi tramite l’app e già prima della corsa sapete quanto vi verrà a costare.

L’ostello dove abbiamo pernottato si trovava vicino alla fermata della metro Earls Court, nel quartiere South Kensington, una zona ricca e tranquilla. Dopo aver sistemato le poche cose che ci siamo portati con il bagaglio a mano, ci siamo diretti al Victoria and Albert Museum, che si trova su Cromwell Road, di fianco al Museo di Storia Naturale, e dopo una breve visita (circa un’oretta, guardando solo le zone che ci interessavano), abbiamo continuato ad esplorare la città, finendo a bere limonata fresca (molto presente nei bar inglesi) e mangiare una fetta di torta al Caffè Concerto, che si trova davanti ad Harrods. Facendo due passi siamo capitati in Green Park, che si trova vicinissimo ad Hyde Park, che sul calare della sera è pieno di persone che fanno jogging o portano a spasso il cane; proseguendo su Piccadilly siamo finito al Piccadilly Circus, che sento nominare dai tempi delle elementari e che quindi avrei dovuto vedere per forza dal vivo.

Foto di una vietta a destra di Croamwell Road.

Il Museo di Storia Naturale, catturato da due angolazioni diverse

Il famoso Harrods.

Monumenti alle porte di Green Park.

Piccadilly Circus.

Per cena ha organizzato tutto il mio amico Scott (vi ricordate il ragazzo inglese che avevo conosciuto a Napoli? Proprio lui.) che ha prenotato in un ristorante nel quartiere Soho, che ho amato: giovane e movimentatissimo durante la sera, offre mille opportunità per cenare e per passare una serata in compagnia, assolutamente consigliato! Il posto dove abbiamo cenato si chiama Mother Mash, dove viene cucinato un piatto tipico inglese, il mash, una sorta di purè al quale vengono aggiunti diversi aromi a piacimento (io l’ho mangiato al naturale), servito con una delle salse tipiche e con della carne (salsicce o una sorta di tortino): buono, giusto un po’ pesante, e prezzo onestissimo.

Una via di Soho.

In Inghilterra non hanno molto il ‘culto’, se si può così definire, di restare a tavola dopo cena per fare due chiacchiere, quindi appena dopo aver finito di mangiare, ci siamo spostati in un pub poco lontano, sempre in Soho, chiamato Shakespeare’s Pub, che è stato aperto da dei pronipoti del poeta. Dopo una birra, e dopo aver salutato Scott, io e mio fratello siamo tornati in ostello, per riposarci bene in vista del secondo giorno di vacanza, che abbiamo passato a Bletchley Park.

Il sabato, tornati dalla gita, abbiamo visitato la stazione di King’s Cross, dove è stato creato il binario 9 e 3/4, e l’idea iniziale era di scattare una foto con il carrello allestito che dà l’idea di star per entrare nel muro, ma in pratica la fila era lunghissima e io e Daniele ci siamo accontentati di farci un foto da lontano e di visitare il negozio che è stato aperto appena dietro, che vende solo oggetti su Harry Potter, dalla bacchetta alla sciarpa di ogni casata.

Il soffitto del negozio dedicato al maghetto di Hogwarts.

Per cena siamo stati in un ristorante giapponese nel quartiere del nostro ostello: in Inghilterra, o perlomeno a Londra, non è molto diffusa l’idea di ‘all you can eat’, quindi anche cercando su TripAdvisor, ho trovato solo ristoranti alla carta, che hanno i prezzi simili a quelli presenti in Italia.

La domenica abbiamo fatto una bella colazione da McDonald’s, dove ci sono mille mila cose per il primo pasto della giornata, molte di più rispetto a quelle presenti in Italia e soprattutto tipiche inglesi, dal porridge all’hash brown, una sorta di sformato/polpetta allungata (non so come definirla) a base di patate. Dopo di che siamo andati al London Bridge e abbiamo visto il quartiere circostante davvero caratteristico, Southwark, che sembra faccia tornare indietro nel tempo e rivivere il periodo della seconda rivoluzione industriale, o almeno, leggendo i libri di Dickens, io me la immaginavo proprio così la Londra dell’epoca. Proseguendo su Bankside, abbiamo visto lo Shakespeare’s Globe, per poi attraversare il Tamigi tramite un ponte pedonale e capitare davanti alla Cattedrale St. Paul, maestosa.

Il London Bridge.

Scorci e murales di Southwark.

Lo Shakespeare’s globe.

La Cattedrale di St.Paul.

Il vero obiettivo della giornata però è stato quello di visitare il British Museum, purtroppo un po’ sovraffollato, ma resta comunque molto ricco e bello. Dopo un giretto nel quartiere di West End, ci siamo poi diretti verso il treno per andare alla stazione di Stansted, dove alle 18 abbiamo preso l’aereo per tornare a Milano.

Il British Museum.

Su Londra vorrei fare alcune considerazioni: è una città che cambia a seconda dei quartieri, da una parte ho amato alcuni di essi che, davvero, fanno innamorare, altri invece erano semplici quartieri da città che si trovano anche a Milano e sono composti da palazzoni e vetrine, e che sanno un po’ di poco. La città è pienissima di italiani, che hanno deciso di vivere qui (sicuramente non per il tempo) poiché il mercato del lavoro è sicuramente più vivo e dinamico rispetto al nostro, ma soprattutto gli stipendi sono molto alti: in un negozio di souvenir ho conosciuto la commessa, una ragazza originaria di Napoli, con la quale ho fatto due chiacchiere, che mi ha raccontato che lavora circa 10/11 ore al giorno, con due giorni liberi a settimana e guadagna 1700 sterline al mese (probabilmente lo stesso lavoro in Italia sarebbe svolto per sei giorni alla settimana, con un contratto di apprendistato, pagato 500 euro al mese).
I Londinesi non mi fanno impazzire, come mi ha raccontato Scott, gli abitanti del sud dell’Inghilterra sono più chiusi e riservati rispetto a quelli del nord, ed effettivamente li ho trovati poco amichevoli e per quanto riguarda le regole e l’etica, piuttosto irrispettosi: nessuno aspetta che il semaforo diventasse verde per attraversare la strada, ma tutti attraversano quando volevano senza problemi, anche se stava per passare una macchina; una cosa che invece mi ha lasciato realmente perplessa è stato un annuncio sulla metro, al posto di una pubblicità, che diceva qualcosa tipo ‘Se appena scendi dalla metro e trovi qualcuno in difficoltà, aiutalo’, con tanto di immagini di anziani e persone disabili. Diciamocelo, in Italia non abbiamo bisogno di un cartello del genere per aiutare il prossimo, pertanto ho trovato la cosa piuttosto strana.

Londra è una città grandissima, che sicuramente necessita molto più di un weekend per essere visitata, quindi conto di tornarci assolutamente!

A breve arriveranno gli altri articoli su questo viaggio 🙂

 

 

6 Risposte a “Un weekend a Londra”

  1. Alessandra Cortese dice: Rispondi

    Sono stata a Londra un paio di anni fa e concordo sul fatto che vi siano zone più o meno belle. Per i trasporti si può risparmiare molto con gli abbonamenti. Noi abbiamo fatto le Travel Card che ci hanno permesso di entrare nei musei pagando nella formula 2×1.

    1. Purtroppo standoci solo un weekend gli abbonamenti risultavano un po’ costosi☹️

  2. Un weekend a Londra è poco per scoprire la città, ma già ottimo per immergersi nell’atmosfera di questa città. Proprio un bel regalo!

    1. Grazie! Conto sicuramente di tornarci presto!!

  3. Che meraviglia Londra, ci tornerei sempre se potessi! Hai fatto proprio un bel giretto! Che belli i murales a Southwark, non li avevo mai visti!

    1. Sono veramente belli!

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